sabato 14 marzo 2026

La difesa non è una questione "privata".



di Nicola Saracino  - Magistrato  

L'avvocato svolge una funzione pubblica imprescindibile.

Senza difesa, infatti, non esiste processo penale. 

Il processo penale non è un mero procedimento amministrativo volto ad accertare un fatto, ma un metodo di accertamento fondato sul contraddittorio tra accusa e difesa davanti a un giudice imparziale. In questo schema la difesa non è un interesse accessorio della parte privata, ma una componente strutturale del processo stesso.

L’avvocato difensore, pur operando nell’interesse del proprio assistito, svolge dunque una funzione pubblica: rende possibile l’effettività del contraddittorio, controlla la legalità dell’azione punitiva dello Stato e contribuisce alla formazione della decisione giurisdizionale. La sua attività non è solo tutela individuale, ma anche presidio di legalità e di garanzia per l’intero sistema.

Proprio per questa ragione la difesa deve essere indipendente dal potere pubblico. Se il difensore fosse un funzionario statale, inserito nella stessa struttura che esercita la pretesa punitiva o che amministra la giustizia, verrebbe meno l’equilibrio tra le parti che caratterizza il processo accusatorio e, più in generale, ogni processo conforme allo Stato di diritto.

Non è un caso che la Costituzione italiana riconosca il diritto di difesa come diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento (art. 24 Cost.). Tale garanzia presuppone l’esistenza di una difesa autonoma, libera e indipendente dall’apparato statale. L’avvocato difensore è quindi un soggetto privato che esercita una funzione pubblica di garanzia: proprio perché pubblica, essa non può essere assorbita dall’organizzazione statale senza compromettere l’equilibrio del processo.

La storia giuridica dimostra, del resto, che l’idea di una difesa affidata a funzionari dello Stato è tipica degli ordinamenti autoritari, nei quali il processo tende a trasformarsi in uno strumento dell’accusa e del potere pubblico. Al contrario, negli ordinamenti democratici la difesa è libera e indipendente, perché solo un difensore non subordinato allo Stato può opporsi efficacemente alla pretesa punitiva dello Stato stesso.
In questo senso l’avvocato difensore della parte privata non è soltanto il rappresentante di un interesse individuale: è uno dei garanti istituzionali del giusto processo.

Continua - Leggi tutto l'articolo

La logica della loggia.

Ripubblichiamo, dopo qualche anno, per chiare indicazioni di voto ai ... massoni! 




di Nicola Saracino - Magistrato 



Chi, da oggi in poi, continuerà a chiamarlo “il sistema Palamara” commetterà un falso imperdonabile. 

Perché Palamara è morto (figurativamente, non è più un magistrato), il sistema gli è sopravvissuto e gode di eccellente salute. 

Luca Palamara era stato rimosso dalla magistratura per un fatto ben preciso, collegato alle captazioni avvenute all’interno dell’Hotel Champagne. 

Con altri soggetti (consiglieri superiori, parlamentari) si confabulava sulle sorti della Procura di Roma, in prossimità della scelta, ad opera del Consiglio superiore della magistratura, del suo nuovo “capo”. 

Ebbene il giudice disciplinare ha applicato a Luca Palamara la sanzione più grave (rimozione dall’ordine giudiziario) addebitandogli di aver interferito su scelte proprie del CSM, da compiere in autonomia e senza suggerimenti, per così dire, esterni al Consiglio. 

Il fenomeno delle chat rese pubbliche dal trojan non ha avuto, in sostanza, quasi  alcun rilievo nella rimozione dell’ex presidente dell’Associazione Nazionale dei Magistrati dall’ordine giudiziario, poi avallata dalla Corte di cassazione. 

Sul versante penale, come  si sa, tutto si è chiuso con un patteggiamento per ipotesi di reato quasi bagatellari se confrontate con quelle poste alla base dei provvedimenti che autorizzarono le captazioni sul cellulare dell'indagato, che non si sarebbero potute fare se, sin dall’origine, gli indizi fossero stati letti con maggiore prudenza,  il che avrebbe dovuto far escludere ogni ipotesi di corruzione. 

Continua - Leggi tutto l'articolo

Parola di Presidente della Repubblica.



Ripubblichiamo perché d'attualità. 



A fronte della minimizzazione del fenomeno del correntismo tentata improvvidamente dai suoi attuali esponenti per scansare la "mannaia" del sorteggio del CSM, ospitiamo, col suo consenso, una mail di un giovane collega che ha il pregio della memoria.  Francesco Lupia cura un canale YouTube divulgativo sui temi della giustizia. 







 di Francesco Lupia - Magistrato 

Per capire se la degenerazione delle correnti sia o meno un fenomeno circoscritto solo agli ultimi anni ed ai colleghi nei confronti dei quali sono state accertate in sede disciplinare specifiche condotte ad esso relative, credo che il modo migliore sia guardare al passato.
 Potrei citare parecchi articoli giornalistici, ma preferisco riportare le parole spese (o meglio i richiami effettuati) dai vari Presidenti della Repubblica (in qualità di Presidenti del CSM) che si sono succeduti nel tempo.

Li ho tratti da due  articoli (uno  a firma di Alessia Palazzo ed uno a firma di Ermes Antonucci) , ma successivamente li ho verificati.

Continua - Leggi tutto l'articolo

Disciplinare magistrati: anche di media statura, purché la Corte sia esterna al CSM.



Indovinate chi ha inventato l'Alta Corte? Ma il PD ovviamente ...
Qui sotto un post del 2024.  


Le cronache degli ultimi mesi danno conto del colpo di spugna con il quale la Sezione Disciplinare del CSM archivia il caso “Palamara” (l’unico a pagare) come fenomeno di costume tutto italiano ed al quale i magistrati non sono estranei. 

Raccomandarsi è lecito, dividersi i posti tra correnti fisiologico. 

Ed allora passi pure che “mio cugggino” sia votato all’unanimità dal CSM che altrimenti faccio brutta figura in famiglia. 

Non è che l’ultimo dei bislacchi episodi sottoposti al vaglio del CSM, uscendone indenni da conseguenze. 

Chi ottenne l’incarico direttivo col “naso turato” degli stessi consiglieri che lo votarono prosegue indenne il cursus honorum.  

Continua - Leggi tutto l'articolo

venerdì 13 marzo 2026

Concorsi riservati per correntisti



Torniamo al "problema", il correntismo, era il mese di giugno 2020.
Col sorteggio scriviamo la parola FINE. 



E’ baruffa tra i correntisti.
E’ stata annunciata querela contro  il dott.  Luca Palamara per aver detto che il dott. Albamonte s’incontrava con l’Onorevole Donatella Ferranti, anche lei magistrato ma all’epoca  eletta col Partito Democratico in Parlamento.
Il bello è che, nell’illustrare la sua posizione, il dott. Albamonte  avrebbe fatto questa affermazione:  Io fui nominato secondo le regole, e secondo la prassi di scegliere i segretari del Csm non solo per competenze e professionalità ma anche in riferimento ai gruppi rappresentati in Consiglio”.
Cos’è e cosa fa il “magistrato segretario del CSM” ?
Si tratta di un magistrato che anzichè lavorare in Tribunale (o in una Procura della Repubblica) presta servizio presso il Consiglio Superiore della Magistratura, in funzione servente rispetto a quella dei consiglieri superiori (che sono eletti).  Studia e prepara le pratiche della commissione alla quale è assegnato. A differenza dei consiglieri superiori la sua non è una carica elettiva; si tratta di un pubblico dipendente della cui attività si giova il Consiglio Superiore della Magistratura che, per “assumerlo”,  indice un concorso pubblico che per legge dovrebbe essere aperto a tutti, per assunzioni a tempo indeterminato.
Il Csm, ritenendo però quella legge tacitamente abrogata, da tempo indice concorsi interni per soli  magistrati.

Continua - Leggi tutto l'articolo

giovedì 12 marzo 2026

Quando il M5S era il primo partito col 32% dei consensi




L'ex ministro Toninelli del Movimento 5 stelle,  quando il Movimento era il primo partito d'Italia con oltre il 32% dei voti, dev'essere uno nostalgico. 

O, più semplicemente, coerente.

Per lui il sorteggio è ancora una cosa buona, così come pensava tutto il M5S nel 2018.

Nel 2018 il Movimento 5 Stelle (M5S) era favorevole al sorteggio per l'elezione dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), come parte della lotta al correntismo.

Nel programma elettorale del 2018 e nel contratto di governo con la Lega, il M5S proponeva una revisione del sistema elettorale del CSM per eliminare le logiche correntizie. Alfonso Bonafede, allora Ministro della Giustizia, promuoveva un "sorteggio temperato": autocandidature dei magistrati seguite da estrazione a sorte di una rosa di papabili da sottoporre a voto. 

106 magistrati presentarono un appello al Ministero per il "sorteggio secco" o preliminare, allineato alle idee M5S espresse nel contratto di governo. Questa posizione mirava a garantire indipendenza da correnti e influenze politiche interne. 

Negli anni successivi, il M5S ha cambiato linea, criticando il sorteggio come inadeguato. 

E  perso molti voti ...

Continua - Leggi tutto l'articolo

Quando la sorte è dominante?



Ma nelle ipotesi più importanti e gravi che si possano concepire. Eccone la prova. 

Sarà un caso se la Costituzione si affida alla sorte proprio nelle ipotesi di grave crisi istituzionale, quale è la messa in stato d'accusa di un Presidente della Repubblica?

A dispetto di valutazioni piuttosto superficiali (e interessate) volte a sminuire il concetto del sorteggio, in questi casi la Corte Costituzionale non è semplicemente "affiancata" da membri estratti a sorte: ne deve essere addirittura dominata.        

La Corte Costituzionale è l'organo competente per giudicare il Presidente della Repubblica nei casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione, come previsto dall'art. 90 della Costituzione. In tali procedimenti, la Corte opera in composizione integrata.

Il Parlamento in seduta comune mette in stato di accusa il Presidente a maggioranza assoluta dei membri. 

L'accusa è promossa dal Parlamento, che funge da organo requirente, e la Corte giudica in via penale. 

Ai 15 giudici ordinari si aggiungono 16 giudici aggregati, tratti a sorte da un elenco di cittadini con requisiti per l'eleggibilità a Senatore, compilato dal Parlamento ogni 9 anni. 

Il collegio è composto da almeno 21 giudici totali, con maggioranza di aggregati (almeno 11 su 21). La Corte elegge un Presidente tra i suoi membri e procede in udienza pubblica.

Quindi sorte in maggioranza e dall'altra parte ci sono dei professoroni, giuristi insigni, potenzialmente messi in minoranza dai sorteggiati. 

Ancora, il Tribunale dei Ministri che è un organo collegiale speciale del tribunale ordinario, competente per i reati ministeriali commessi da Presidente del Consiglio e ministri nell'esercizio delle funzioni, previa autorizzazione parlamentare (art. 96 Cost.).

È formato da tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra magistrati dei tribunali del distretto con almeno 5 anni di anzianità di Tribunale o qualifica superiore. 

Qui è tutta sorte, sebbene togata. 

Altro esempio: le Corti d'Assise che giudicano i delitti più gravi.  Sono composte da due giudici togati e sei  giudici popolari estratti a sorte. Qui il dominio dei  sorteggiati è ancora più evidente.

Insomma, l'Ordinamento si fida ciecamente solo della sorte tanto da metterla  in maggioranza in tutti i casi più gravi e delicati che si debbano affrontare.

Ed il CSM è un caso molto grave ...

 

   

Continua - Leggi tutto l'articolo

Il sorteggiato farà quel che deve, non ciò che vuole, Professore!



Ieri sera, a Porta a porta,  il professor Grosso, che capeggia il comitato per il No al referendum,  ha suggerito che l'assenza di un mandato elettorale possa portare a un agire arbitrario, sicché il consigliere superiore sorteggiato farà quel che vuole, senza rispondere a nessuno.   


Altri professori, come ad esempio Tullio Padovani,  dimostrano che è proprio la mancanza di un vincolo verso le correnti a porre il magistrato nelle condizioni ideali per perseguire l'interesse generale.

Indipendenza dal "vincolo di appartenenza": in un sistema elettivo, l'eletto risponde alla "consorteria clientelare" che ne ha permesso la nomina, alimentando un sistema di promesse e garanzie per il futuro. Al contrario, chi viene sorteggiato è "liberato": non deve la sua posizione a nessuno e, per la natura casuale della sua selezione, non può promettere nulla a nessuno, spezzando il legame di dipendenza dai "partitelli corporativi".

Dall'organo politico all'organo amministrativo: Il CSM non è un organo di rappresentanza politica (dove l'elezione è necessaria per mediare interessi confliggenti), ma un organo di gestione amministrativa. In questo contesto, il sorteggiato è posto nelle condizioni di agire come "testa pensante" orientata esclusivamente al buon andamento della giustizia, senza dover rispondere a logiche di fazione che Padovani definisce "tossine" nel corpo della magistratura.

Parità di merito tecnico: poiché tutti i magistrati hanno superato un concorso, sono considerati "ugualmente dotati" di capacità professionali. Il sorteggio riconosce questa pari valentia tecnica, garantendo che la gestione del CSM sia affidata a soggetti qualificati che non devono cercare consensi, ma possono concentrarsi sul proprio compito istituzionale senza "far torto a nessuno".

Sottrazione alla "suggestione" delle correnti: una volta rimosso il meccanismo elettorale, le correnti perdono il potere di "assicurare, promettere o garantire nulla". Di conseguenza, il magistrato sorteggiato non è più soggetto ad alcuna pressione o suggestione, potendo finalmente identificare e perseguire l'interesse generale che  risiede nel riportare il CSM al suo corretto alveo costituzionale.

In conclusione, proprio perché il sorteggiato "non risponde a nessuno" in termini di schieramento associativo, egli è libero di rispondere solo alla legge e ai propri doveri amministrativi, operando in una condizione di totale autonomia intellettuale.

Il prof. Grosso ha aggiunto che il CSM assolve al ruolo di tutelare l'indipendenza del magistrato e che per farlo deve essere elettivo. 

Proprio come quello che ha così ben tutelato, nell'ordine e senza pretesa di esaustività, Giovanni Falcone, Carlo Palermo, Luigi De Magistris, Clementina Forleo, Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella ...

    

Continua - Leggi tutto l'articolo

Il "capo" espiatorio



Era il mese di maggio 2020 e segnalavamo la reticenza della grande stampa, quella che anche oggi dice No,  sul Sistema corrotto che comanda sui magistrati italiani.  Recentemente è stato detto che il Ministro dell'epoca, Alfonso Bonafede, non aveva interesse a che emergesse ...

    

Dalle  chat tra magistrati che sono state meritoriamente diffuse in questi giorni da pochissimi organi della stampa libera, tralasciati gli aspetti pecorecci della spartizione di poltrone d’ogni tipo, sono emerse le conseguenze dannose per la tenuta dello Stato   democratico che si basa sul rispetto della volontà degli elettori a nessuno essendo concesso di abusare del proprio potere per alterane l’esito. 

E’ emerso che un Ministro dell’Interno caldeggiava la scelta del Procuratore Nazionale Antimafia. 

E’ emerso che tra magistrati si propugnasse la contrapposizione a Salvini, a prescindere.

C’è da sobbalzare e invece il dibattito pubblico è ridotto al minimo. Nulla di nulla, ad esempio, in TV; pochissime le testate giornalistiche impegnate su questo importantissimo fronte. 

Continua - Leggi tutto l'articolo

Io accuso?




Torniamo indietro nel tempo per illuminare "il problema" che quelli del No vogliono nascondere. Eravamo a giugno 2020. 

  


Si tratta di giubilare il reprobo del correntismo, il dott. Luca Palamara. 

Il processo è fissato a giorni e  tutte le parti, giudice compreso, si stanno preparando alla messa in scena. 

Il giudice in questo caso è anche “parte” in causa perché i comportamenti del dott. Palamara che devono essere puniti non sono soltanto quelli che figurano nell’atto di accusa (un incontro “alla carbonara” all’Hotel Champagne).  Egli deve in realtà espiare la colpa d’essersi fatto scoprire mentre agiva come moltissimi altri correntisti, suoi omologhi al CSM,  vale a dire mentre ascoltava le suppliche dei questuanti carrieristi, tentava di assecondarle, stipulava accordi e compromessi coi consiglieri superiori degli altri gruppi per raggiungere l’obiettivo e così fare prosperare sia il “sistema” che la corrente d’appartenenza, entrambi nutrendosi  del soddisfacimento delle pulsioni degli adepti. 

E la reazione del sistema smascherato è di enorme stupore e spavento, un po’ come capita al mostro che si vede per la prima volta allo specchio: quell’immagine  turpe lo terrorizza, lo sconvolge perché ipotizzava d’esser bello,  agli occhi altrui.


Continua - Leggi tutto l'articolo

mercoledì 11 marzo 2026

Affogliati alla camorra?



Ci risiamo. 

Con quelli del Foglio farà i conti dopo le votazioni per il referendum.

Parola di Gratteri.

Per le querele ci sono tre mesi, se si è offeso ha tutto il tempo. 

Ma la querela si fa, non si minaccia.

Così come l'eventuale azione civile risarcitoria.  

Non sono bei metodi. 

Lo ricorda lo stesso Gratteri quando, spavaldo, afferma di aspettare i test psico attitudinali evocati dal Ministro Nordio o le iniziative disciplinari collegate ad altre sue recenti ed infelici uscite.

Dal canto nostro, ricordiamo che chiunque abbia la scheda elettorale è un cittadino per bene, se non lo fosse non potrebbe votare. 

Del resto, dopo tanti illustri predecessori, gli slogan gratteriani frutteranno, di qui a poco, un bel seggio in Parlamento.

Scommettiamo? 


Continua - Leggi tutto l'articolo

Rappresentanti o usurpatori?




di Nicola Saracino - Magistrato 


Il livello di rozzezza raggiunto dal dibattito referendario è desolante. A tal punto che concetti basilari, come quello di "rappresentanza", da sempre escluso dalla Corte Costituzionale quanto al rapporto tra consiglieri superiori e relativi elettori, viene dagli stessi magistrati (signor No!) posto a base delle obiezioni contro il sorteggio. In modo, a questo punto, dichiaratamente eversivo di quella stessa Carta che si desidera immutabile, specialmente se mal praticata e violentata de facto

Riporto alcune considerazioni sul tema già espresse anni fa, ma, ahinoi, attualissime. 

Nei lavori preparatori della Costituzione è chiarito il senso della presenza di giuristi, non magistrati, nell’organo di rilevanza costituzionale: evitare che la “corporazione” sia richiusa in sé stessa, favorire il controllo democratico del suo organo di (alta) amministrazione.

E’ significativo che ai giureconsulti espressi dal Parlamento sia fatto divieto di svolgere la rispettiva professione e di essere attivi in politica.

Non così per i togati, i quali assurgono alla carica solo se inseriti in una lista elettorale presentata ed appoggiata dalla “corrente” di appartenenza. Di quella stessa corrente portano il vessillo nel CSM attraverso la costituzione dei “gruppi consiliari” che ne mutuano la denominazione.

L’attività marcatamente “politica” è da talune correnti rivendicata con non celato orgoglio.

Continua - Leggi tutto l'articolo

martedì 10 marzo 2026

La comoda accusa


E' sempre utile rileggere cose del passato. Mai come in questo contesto referendario dove qualcuno fa di tutto per far dimenticare il "problema" che ha condotto al sorteggio.

^^^^^^^^^^^

Come già sapete, sabato scorso il dott. Luca Palamara è stato punito dall’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) con la più grave delle sanzioni, l’espulsione.  

All’incolpato non è stata data neppure la parola, evidentemente assai temuta. 

In realtà il dott. Palamara è stato cacciato dall’ANM non già per tutti gli intrallazzi che ha combinato coi suoi ex amici, alcuni dei quali sedevano nello stesso organo che lo ha giubilato. 

L’accusa mossagli per cacciarlo è limitata ai fatti dell’Hotel Champagne, vale a dire quell’incontro tra consiglieri del CSM, due politici e lo stesso dott. Palamara nel quale verosimilmente si discettava del nuovo procuratore di Roma. 

Un singolo episodio, dunque. 

Niente che possa coinvolgere direttamente i numerosissimi complici del dott. Palamara nella pratica delle spartizioni correntizie degli incarichi decisi dal CSM, un “collegione” di moltissime persone nel quale solo un idiota ammette che una sola “mela marcia” possa fare il bello ed il cattivo tempo. 

Del resto, dopo il CSM, il dott. Palamara è tornato a essere un semplice “soldato”: per sé non ha ottenuto (ancora) nulla. Certo vi aspirava, ma di fatto si trova con le mani vuote e tante preoccupazioni, dopo aver soddisfatto le ambizioni di molti carrieristi.

Insomma tutta la sua frenetica attività è stata svolta a beneficio degli altri, in cambio del voto col quale è stato mandato al CSM. 

Lo beatifichiamo?

Continua - Leggi tutto l'articolo

Le peloton


Strepiti, sconcerto, scandalo per una frase, decontestualizzata, di Giusi Bartolozzi. 

Davvero un plotone di esecuzione contro colei che, alla fine di uno stressante confronto televisivo, è "esplosa" in un moto emotivo legato a vicende personali.

Il contesto della frase: il "dolore della pelle".

L'espressione "plotoni di esecuzione" viene usata da Giusi Bartolozzi non come un insulto generico, ma come una metafora del potere distruttivo di certi processi. Lei stessa lega questa immagine alla propria esperienza: cita i 7 anni di processo subiti per aver denunciato il "sistema Siracusa". Secondo Bartolozzi, il sistema penale attuale può "uccidere le persone", distruggendo famiglie e reputazioni ben prima di una sentenza.

La "giustizia che elimina": i precedenti storici.

L'uso del termine "plotone di esecuzione" richiama casi in cui la magistratura (o il CSM) è stata percepita non come un arbitro ma come un organo che "espelle" o "punisce" chi esce dai binari del sistema.

Il Caso Tortora. Rappresenta l'archetipo dell'esecuzione giudiziaria e mediatica. Un uomo simbolo della TV trasformato in "mostro" da accuse infondate, un caso spesso citato per descrivere una magistratura che non cerca la verità ma la condanna a ogni costo.

Luigi De Magistris e la Procura di Salerno. Il riferimento è allo scontro tra procure (Catanzaro e Salerno) sulle inchieste "Why Not" e "Poseidone". L'intervento disciplinare del CSM, che portò al trasferimento dei magistrati salernitani (come Apicella) e dello stesso De Magistris, è stato spesso descritto dai sostenitori di quei magistrati come una "decapitazione" o un'esecuzione professionale per fermare indagini scomode.

Clementina Forleo. Il suo trasferimento d'ufficio per "incompatibilità ambientale", dopo le sue decisioni e dichiarazioni sulle scalate bancarie (Unipol), è un altro esempio in cui l'uso dei poteri del CSM è stato interpretato come una misura punitiva contro un magistrato "scomodo".

Strumentalizzazione o denuncia?

La frase della Bartolozzi, se contestualizzata e collegata ai mille  casi Tortora o De Magistris, non è  un attacco alla magistratura intera - lei stessa precisa di farne orgogliosamente parte - ma una denuncia contro quelle "correnti che orientano" e che possono trasformarsi in meccanismi di eliminazione dei singoli.

In sintesi, la "decontestualizzazione" della frase cancella il riferimento a quella parte di magistratura che, attraverso il potere disciplinare o l'uso mediatico delle inchieste, ha storicamente agito come un "plotone" contro cittadini (Tortora) o contro i suoi stessi membri non allineati (Forleo, De Magistris).




Continua - Leggi tutto l'articolo

lunedì 9 marzo 2026

Andrea Mirenda, il sorteggio contro il Sistema. Le ragioni del Sì.









La Riforma della Giustizia oltre gli slogan: 5 punti di svolta per il Cittadino

L'isolamento italiano e la necessità di una "bonifica"
Esiste un’ironia sottile, e piuttosto amara, nel dibattito sulla giustizia italiana: per decenni abbiamo difeso l'unicità del nostro sistema come un baluardo di civiltà, ignorando di trovarci in una compagnia istituzionale quanto meno singolare. Se guardiamo alla struttura delle carriere dei magistrati, l'Italia non segue i modelli delle grandi democrazie occidentali, ma condivide il suo assetto solo con Ungheria, Bulgaria e Turchia. L’obiettivo di questa analisi non è alimentare la solita polemica politica, ma operare una dissezione tecnica della riforma. Superando la superficie della cronaca, cercheremo di capire se gli interventi proposti - dal sorteggio alla separazione delle carriere - rappresentino davvero quella "bonifica" necessaria per restituire prestigio e ordine a un sistema percepito come stanco e autoreferenziale.

Continua - Leggi tutto l'articolo

domenica 8 marzo 2026

“Il Fatto” conferma che la magistratura è (già) politicizzata



Ma lo fa solo quando è politicizzata di destra.

Per noi è solo un'ovvia conferma, non ci interessa il colore ma lo schema comunque corrotto. 

Quando il colore era a sinistra al Fatto stava bene.  

L’articolo dell’8 marzo sulla Scuola superiore della magistratura, presentato come cronaca del “blitz di governo” e dell’ennesima manovra della destra, finisce per essere il miglior spot possibile a favore del Sì al referendum sulla giustizia. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

Per chi ama la radio ...




Continua - Leggi tutto l'articolo

Referendum sul “Sistema”: perché il Sì è l’unica coerenza possibile



1. Introduzione: Il "Sistema" e la Difesa dello Status Quo

C’è un filo che lega le chat di Palamara, le direttive disciplinari sull’“innocente” raccomandazione, le carriere costruite nei corridoi del CSM e la paura quasi superstiziosa del sorteggio: è lo stesso Sistema che oggi pretende di presentarsi come custode della Costituzione. 

Chi chiede il No non difende la Carta, difende quell’intreccio di correntismo, discrezionalità senza argini e impunità di fatto che il saggio di Saracino e gli articoli di questo blog hanno descritto per anni con pazienza notarile.

2. Un’autonomia trasformata in casta

Nelle pagine di Archivio Penale, Saracino ricostruisce “il sistema, spiegato” attraverso l'analisi di due linee parallele – quella istituzionale e quella associativa – che si incrociano fatalmente nel CSM. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

sabato 7 marzo 2026

L'Italia bacchetta la CEDU, sono soddisfazioni ...



A tal punto "punitiva" dei magistrati questa riforma costituzionale, da sovvertire i ruoli anche quando si parli di rispetto dei diritti umani. 

Come quello ad essere giudicati da un giudice oltreché imparziale,  indipendente nella sostanza e nell’apparenza.  

Trattiamo della materia disciplinare il cui procedimento, quanto ai magistrati, vede la parola fine in cassazione, dove si impugnano le condanne emesse dal CSM. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

venerdì 6 marzo 2026

107, e non vederlo ...






Il “nuovo” art. 107 Cost. «I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del rispettivo Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.».

Se vincerà il Si questo sarà il nuovo testo  del primo comma dell’art. 107 della Costituzione. 

La conseguenza d’immediata percezione è che l’Alta Corte non potrà, in sede disciplinare,  trasferire né dispensare dal servizio alcun magistrato, competenze riservate ai rispettivi CSM. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

Quelli che ... la Costituzione non si tocca!



Vale a dire i mummificatori che non vogliono che la Costituzione “respiri” l’aria dell’attualità, un modo molto subdolo per ucciderla. 

Dal 1° gennaio 1948 ad oggi la Costituzione italiana è stata modificata da circa 20 leggi costituzionali di revisione, a fronte di un totale di circa 46–48 leggi costituzionali complessive (le altre riguardano soprattutto statuti speciali e altre materie senza incidere sul testo della Carta). 

Un’analisi di sintesi  quantifica in 20 le leggi che hanno riformato la Costituzione, mentre le restanti 26 hanno avuto altre funzioni (statuti regionali speciali, commissioni per le riforme, ecc.). 

Solo una parte delle leggi che hanno modificato la Costituzione è stata sottoposta a referendum, perché il referendum ex art. 138 è eventuale e “a richiesta”. 

L’art. 138 stabilisce che il referendum si può chiedere solo se, in seconda deliberazione, la legge di revisione è approvata a maggioranza assoluta e non dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera. 

Anche in questo caso, il referendum si svolge solo se, entro tre mesi, lo richiedono *un quinto dei membri di una Camera, oppure 500.000 elettori, oppure cinque Consigli regionali*; se nessuno lo chiede, la riforma entra in vigore senza passare dal corpo elettorale. 

Dal 1948 ad oggi ci sono stati *pochi referendum ex art. 138* (ad esempio 2001, 2006, 2016, 2020, 2026 sulla giustizia), a fronte di una ventina di leggi di revisione; ciò significa che la maggioranza delle revisioni non è stata sottoposta a referendum, o per mancanza dei presupposti (2/3 dei voti) o perché nessuno ha presentato richiesta. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

Grosso guaio al comitato per il No




Uno degli slogan del comitato per il No al referendum sulla giustizia  è che la riforma “rende più facili le pressioni indebite della politica sulla giustizia”.

Fino ad oggi chi lo avesse letto avrebbe potuto trarne l’impressione che i pro No abbiano particolarmente a cuore l’indipendenza della magistratura da ogni influenza esterna. 

Ieri è però accaduto un fatto, al quale alcuni organi di stampa hanno già dato il risalto che merita, che fornisce una chiave di lettura ben diversa del predetto messaggio pubblicitario. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

Il CSM e il rientro in ruolo di Cosimo Ferri







Una delibera del plenum del CSM  ne ha formalizzato il ritorno in magistratura come giudice del Tribunale di Roma.  Ha posto la parola fine alla vicenda del rientro in ruolo di Cosimo Ferri, ex parlamentare e sottosegretario coinvolto nella confabulazione dell'Hotel Champagne.

Si tratta di esito che era divenuto obbligato e ineluttabile a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato con la quale i giudici di Palazzo Spada, chiarendo che le norme "anti-porte girevoli" della legge Cartabia non potevano essere applicate retroattivamente al caso Ferri, avevano annullato il precedente diniego del CSM.


Continua - Leggi tutto l'articolo

Schedati




Armando Spataro, anche da pensionato, continua ad “indagare”.

E' un nostalgico. 

A suo avviso i magistrati per il Sì al referendum sono solo 35.

E sarebbero magistrati delusi per questioni di carriera.

Qualcuno, dunque,  li ha “contati”.


Continua - Leggi tutto l'articolo

giovedì 5 marzo 2026

Pietro Perlingieri





Da Il Foglio di oggi 5 marzo 2026. 

Parla Pietro Perlingieri

Il noto giurista: "Al referendum voto Sì. È una scelta storica per avere una giustizia più equa"

Roma. "Con il referendum il paese sarà chiamato veramente a fare una scelta storica: dovrà decidere se vuole una giustizia che funziona, che sia giusta, equa e corretta, votando Sì, oppure no, mantenendo lo status quo". È netta la valutazione di Pietro Perlingieri, tra i massimi giuristi italiani viventi. I suoi manuali e saggi sul diritto civile hanno formato migliaia di studenti di giurisprudenza (diversi di loro saranno anche diventati magistrati). È stato membro laico del Csm dal 1976 al 1981, sotto la vicepresidenza di Vittorio Bachelet. È figlio di Giovanni Perlingieri, membro dell'Assemblea costituente. Al Foglio affida i suoi pensieri sulla riforma al centro del referendum del 22-23 marzo.

"Il mio giudizio sulla riforma Nordio è ampiamente positivo. Chi accusa e chi giudica non possono far parte della stessa organizzazione o passare da un ruolo all'altro. La separazione delle carriere si sarebbe dovuta fare già ai tempi della riforma Vassalli del processo penale", afferma Perlingieri. "La mia posizione sulla riforma deriva anche dall'esperienza personale che ho avuto al Csm – prosegue –. Facevo parte della sezione disciplinare e le assicuro che è stata un'esperienza molto negativa sia per me sia per Bachelet, perché i magistrati trovavano sempre una soluzione per salvare i componenti di una corrente o di un'altra, secondo la logica 'tu aiuti il mio, io aiuto il tuo'. Non si riusciva mai ad adottare una decisione giusta e adeguata, tant'è che poi è dimostrato che in tutto questo arco di tempo la sezione disciplinare del Csm ha prodotto decisioni molto limitate e direi quasi ridicole".


Continua - Leggi tutto l'articolo

martedì 3 marzo 2026

Un travaglio per il Sì



E' quello di Andrea Reale, amico e collega che ha fatto del disinteressato impegno associativo contro il correntismo la sua missione. 

Il suo Sì, frutto di autentica riflessione, ha un valore  enorme proprio per questo.

Il ragionamento razionale deve condurre ogni elettore alla sua scelta, quale che sia.

Isolatevi dagli illusionisti di entrambi i fronti e siate voi a decidere, non obbedite agli ordini di bottega, siate sovrani, come vi chiede in questa occasione la Costituzione.   

Il testo del collega Andrea Reale, di seguito.


Continua - Leggi tutto l'articolo

Democratici e progressisti per il Sì




Ecco il link all'intervento di ieri del Prof. Guido Corso,  che condividiamo appieno poiché esprime concetti sui quali da molti anni insistiamo.


https://www.radioradicale.it/scheda/783067?i=5022864



Le nostre idee collimano con quelle del Professore Corso, due brevi estratti da uno scritto del 2021 lo comprovano. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

domenica 1 marzo 2026

Pericoli immaginari: il sorteggio.

Il secco e l'ingordo


Qualche accanito sostenitore del No ha detto che se il sorteggio dei laici al CSM fosse "vero"  diventerebbe un sostenitore del sorteggio e quindi, probabilmente, del Si. 

Le osservazioni che seguono non mirano a sovvertire il suo voto (soggetto troppo volubile, cambierebbe di nuovo idea), ma a spiegare  a tutti gli altri, che non ci hanno capito molto, se il sorteggio anche dei laici possa dirsi “vero sorteggio”. 

In termini generali, per  parlare di sorteggio come metodo di selezione in senso proprio, è essenziale che si tratti di un'estrazione casuale (random selection) da una platea ampia e omogenea di individui equivalenti, senza discriminazioni arbitrarie, per garantire parità di chances e trasparenza.


Continua - Leggi tutto l'articolo